
La Rabbia è un'emozione che tutti conosciamo, alcuni di noi fin troppo bene.
In fondo, a chi non è mai capitato di arrabbiarsi con qualcuno per un torto subito? Un'aspettativa delusa? O addirittura di prendersela con se stesso per non essere stato all'altezza di un obiettivo, o per aver preso una decisione sbagliata?
Se ci osserviamo con onestà, saremo costretti ad ammettere che è successo ad ognuno di noi, e che molto spesso, forse, ci capita addirittura quotidianamente.
Purtroppo, la pressione dei nostri codici sociali, ci ha portato, nel corso del nostro sviluppo come individui inseriti in una cornice collettiva, a considerare la Rabbia un'emozione inammissibile e da rifuggire. Abbiamo imparato che un atteggiamento composto e pacato è più rispettabile di uno nervoso e alterato, e che, per quanto intensa possa essere la spinta interiore che questa emozione ci restituisce, sarà sempre più accettabile e virtuoso rinnegare la sua esistenza, invece di accettarla.
Ma davvero la Rabbia è un'emozione così dissoluta e immeritevole di essere espressa?
Che ci piaccia o meno, la Rabbia è un'Emozione Primaria estremamente importante, e come tale è anche un'emozione universale, appartenente all’esperienza umana comune e condivisa, e perciò priva di età, sesso, etnia e cultura di appartenenza. In altre parole, la Rabbia è parte integrante di noi, al pari della felicità, della sorpresa e del resto della nostra tavolozza di "colori emotivi".
Così come la paura o la tristezza, la Rabbia viene considerata un'emozione con valenza edonica negativa, ovvero causa di un'esperienza emotiva spiacevole per il soggetto che la sta provando. Ma se da una parte è vero che la sperimentazione della Rabbia può rivelarsi sgradevole per chi la prova e indurre a comportamenti sregolati e distruttivi, dall'altra è altrettanto vero che la sua funzione psicologica è invece altamente adattiva e indispensabile per la nostra sopravvivenza.
Correttamente incanalata, infatti, la Rabbia può diventare una risorsa indispensabile per difenderci dai pericoli, trovare la forza di superare ostacoli, lottare per i nostri obiettivi, elaborare il dolore e soprattutto, assumere consapevolezza dei nostri bisogni.
Per questo, sarà fondamentale riuscire a discernere l'Emozione della Rabbia, dall'eventuale agito disfunzionale che chi la sperimenta può ritrovarsi a mettere in atto. Infatti, la Rabbia può portarci a compiere gesti impulsivi, come ferire le persone a noi care o generare situazioni di squilibrio e tensione, soltanto quando non viene mentalizzata e agita d’istinto. Al contrario, se gestita con consapevolezza, può tramutarsi in un'importante risorsa interiore, diventando la principale alleata della nostra volontà di auto-affermazione.

Per rendere davvero la Rabbia una risorsa, però, dovremo per prima cosa accettare l'idea che i suoi agiti, anche quelli più disfunzionali, prima di essere modalità comportamentali da giudicare e correggere, sono in realtà soltanto la manifestazione parziale di quello che sta accadendo dentro noi, e figli di un'istanza psicologica che non chiede di essere nascosta, ma bensì compresa e accettata nella sua verità.
Così come un artificiere deve conoscere il funzionamento di un ordigno esplosivo per riuscire a disinnescarlo, anche per noi sarà indispensabile imparare ad accettare e capire la nostra rabbia senza giudizio prima di essere in grado di gestirla funzionalmente, comprendendo che il rinnegamento non è mai la risposta adeguata.
Il primo passo da fare, così, sarà riconoscere che, in realtà, noi non ci arrabbiamo mai a causa di qualcuno o di qualcosa. I comportamenti degli altri o gli eventi esterni, infatti, non sono mai la causa del nostro arrabbiarci, ma soltanto lo stimolo che elicita la nostra emozione connessa a un determinato bisogno.
Se proviamo a rifletterci e solleviamo il velo della prima impressione, possiamo accorgerci immediatamente che, in realtà, facendo un semplice esempio, non ci arrabbiamo tanto perché il datore di lavoro ci ha negato le ferie, quanto perché il nostro bisogno di riposo non viene soddisfatto. Per estensione, quindi, non è tanto il comportamento dell’altro a causare il nostro sentimento, quanto il bisogno sottostante, che, in qualche modo, attraverso un dato comportamento viene frustrato o negato.
In quest'ottica possiamo accorgerci immediatamente, che la Rabbia non è affatto una nemica da combattere, ma bensì il Megafono in cui trovano voce i nostri Bisogni, per chiederci di essere visti, accolti e soddisfatti.
In questi termini, accettare l'idea che la Rabbia sia un'emozione da condannare e reprimere equivale a legittimare l'idea che i nostri Bisogni non meritino attenzione e soddisfacimento, andando inconsciamente a ledere la legittimità del nostro diritto di base di affermarci nella nostra realtà per ciò che siamo, di ricercare in essa un luogo piacevole in cui esistere ed affermarci.
Perciò, silenziare la richiesta attiva per cui la nostra Rabbia ci invita a combattere, molto spesso, può diventare la "maschera virtuosa" dietro a cui si nasconde l'allontanamento dalla presenza in noi stessi e dalla consapevolezza profonda della nostra interiorità, a favore di tendenza passiva socialmente più accettabile, ma più nociva per noi stessi, come la tristezza e la depressione.
Impariamo, quindi, a non giudicare mai le nostre emozioni, ma comprenderle per trasformarle in strumenti funzionali, capaci di parlarci di noi e orientarci nella ricerca di una vita che rispetti la nostra natura e le nostre necessità.
--------------------------------------------------------------------------------------------------
Prossimamente, parleremo di Gestione della Rabbia e di come imparare a lavorare consapevolmente con questa emozione.
Comments